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I dolori del giovane Werther

A chi ti dice che il lavoro non c’è ma se vuoi “faticare” si trova, che tradotto vuol dire 14 ore al giorno a 2 euro l’ora, senza contributi, senza assistenza medica e le ferie te le paghi tu;
A chi lavora negli enti pubblici, nei Municipi, alle Poste, agli Uffici delle Entrate, alle Province, e ti risponde che non si ricorda il nome del collega che stà nell’ufficio accanto perché in orario di lavoro, ha chiuso la porta e se ne è andato e tu, cretino di un cittadino che pensavi di ricevere il servizio che paghi con le tasse, resti lì venti e più minuti ad aspettare con il collega che, nonostante l’amnesia, se la ride alle tue spalle;
A chi fa il medico, o il commercialista, o l’avvocato, o il manager d’azienda, e sfila prosperoso nelle strade e tra i bar del Paese e di cui la gente dice : – lui si che ha i “coglioni”-, e non solo ce li ha ma te li fa pure vedere, e che ti chiede: – come mai ancora non ti sei laureato? – e l’unica risposta corretta è perché tu i libri li hai studiati, perché il tuo cognome non lo conosce nessun professore ( e nessun rettore), perché tu le tasse non te le paghi con gli affitti dei negozi e della case di mamma e papà, perché tu non sei iscritto alla Luiss, perché tu non hai l’appartamento di papà sotto la facoltà, perché tu i coglioni ce li hai ma non convengono a nessuno;
A chi ti dice : -senti a me” vavattenne “ , qua non farai mai bene perché la mentalità quella è, non cambia – e tu pensi che tra i due non sei tu a dovertene andare perché tu qui ci vuoi stare e vuoi provare pure a cambiare ;
A chi in mezzo alla strada parla della follia dei mariti che ammazzano le mogli, dei figli che ammazzano i genitori, degli stranieri che rubano nelle case e violentano le donne, dei barboni che quella vita la fanno per scelta, della vivisezione sugli animali che è necessaria per guarire le malattie: fateci un piacere parlate di cellulari;
A chi riverisce quelli che parcheggiano la mercedes in seconda fila ma negli uffici pubblici diventano sempre i primi della fila perché hanno parcheggiato in seconda fila e quindi bisogna che facciano presto sennò gli fanno la multa, che poi manco la pagano, ma che importa tanto la gente lo capisce che loro sono uomini d’ affari, sono POLITICI, e quindi – prego passate pure avanti che magari un giorno vi ricorderete di me e mi farete un piacere, mi troverete un posto di fatica per mio nipote, chiuderete un occhio sullo scontrino, mi informerete sui concorsi pubblici, o sulle gare d’appalto ;
A chi ti dice che i santi in Paradiso vanno pregati sennò i miracoli li fanno agli altri;
A chi si candida alle elezioni e ti dimostra il suo impegno vero portandolo fino a dentro casa tua;
A chi – dobbiamo sviluppare le risorse del nostro Paese – a patto che ci si guadagni qualcosa;
per chi di queste, e tante, ma tante altre pagliacciate non ne può più, e da qua non se non vuole andare perché questa è la sua Terra, per voi , per me e forse per i nostri figli, chiudiamo il sipario e finiamola con questa triste commedia.

Claudia Orsino

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Nessuno tocchi il Papa

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Credo lo sappiate tutti. L’Università la Sapienza di Roma (in particolare un gruppo di 68 professori di Fisica), ha chiesto che il Papa non intervenisse nell’incontro per l’apertura del nuovo anno accademico. La notizia ha fatto molto rumore. Nessuno, in un ambiente di così elevata statura istituzionale, almeno in Italia, aveva mai negato al Papa il permesso ad interevenire in un incontro.

Prima di tutto è necessario dire che la lettera di cui si parla, è un documento interno all’Università, in cui i professori esprimevano, in modo informale, il loro dissenzo.

Ancora. Indiscrezioni del mondo scientifico dicono che tra i professori in questione ce ne fosse uno candidato alla presidenza del CNR e la cosa non andava giù a politici e prelati di turno. Sembra infatti strano che una e-mail interna all’istituto venga pubblicata da “L’Avvenire” come documento ufficiale di protesta contro il Santo Padre.

Non avendo potuto conoscere la verità (notizie del fatto si trovano solo su stampa straniera), gli italiani hanno gridato allo scandalo. La posizione prevalente delle persone che ho sentito nei giorni passati, è di aspra condanna verso chi non ha lasciato aperta la strada del confronto. Anche il mondo politico ha reagito male alla cosa.

La tesi più comune è “negazione al confronto“.

E’ vero che l’Università è il luogo del confronto per eccellenza e che, come dice Cacciari, è stata commessa prima di tutto una scorrettezza politica, ma non riesco a convincermi che attaccare il mondo accademico, per questo “informale” negato permesso, sia condannabile.

Cacciari li definisce cretini, ottimi maestri, ma cretini. Parla di disastro politco.

Da questo punto di vista si riesce a delineare un grande limite degli italiani tutti: considerare la politica come elemento necessario per lo svolgimento di qualsiasi attività. E’ vero che facciamo politica in ogni nostro gesto, ma provo ad andare oltre questo semplicismo.

L’ottimo maestro, come Cacciari dice, ha solo il compito di fare l’ottimo maestro. Almeno nelle Università serie, quelle fuori dall’Italia.

Pertanto i mestri de La Sapienza, fanno bene il proprio lavoro. Capiscono che il servilismo (quello che la società è solita definire “necessità politicha”), non serve, anzi lede la loro posizione. L’arroganza di un Papa che mette in discussione la verità – dicendo che la verità non è la scienza, ma Dio – non fa bene al sapere, che questi devono diffondere.

Avrebbero potuto lasciare aperta la strada del dialogo, sottolineare le discordanze tra le posizioni, ma a cosa serebbe servito? Tali discordanze sono note a tutti, sottolinearle avrebbe solo reso banale la posizione di chi le avrebbe espresse. E poi il Papa entrava alla Sapienza con in programma un discorso per cui non era previsto alcun dibattito (così dice l’ufficio stampa della CEI). E fino a prova contraria, un discorso su cui non si può dibattere è un monologo e un monologo è l’opposto di un dialogo.

E poi, per chi ama la cultura, la verità, sentirsi dire che la storia di Galielo processato dalla stessa chiesa è solo “un mito dell’illuminismo” fa perdere ogni prospettiva di confronto.

Tra l’altro, vedo in questa “telenovela scientifica” una buona pubblicità per l’ambiente accademico romano. In un contesto internazionale in cui l’Università italiana perde credibilità per le influenze esterne, una situazione del genere crea una forte eco nei salotti buoni della cultura europea e da, alla Sapienza, una posizione fortemente laica

Una posizione intellettuale matura e non provinciale, che prescinda dagli appoggi politici, che prescinda dal “pare brutto” che ci fa calare le braghe dinanzi ai potenti è un sogno. Una mancata crescita in questa direzione, sarà sempre un limite alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di fare scelte non condizionate.

In merito al problema politico manifestato, penso sia stato patetico l’urlo di alcuni politici della destra, di chiedere che questi professori venissero licenziati. Ed è stato patetico il Vaticano, nel ritenere opportuno che il Papa restasse a “casa”. Anche questa risposta infatti sembra una negazione al confronto, con i professori e i ragazzi che l’hanno contestato.

Antonio Di Tucci

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Lettera da Zurigo

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Una lettera da un lettore del Blog. Dalla Svizzera.

Ciao

scrivo da Zurigo ma seguo giornalmente le informazioni dedicate alla Germania, Svizzera, Italia. Non vivendo in Italia vedo le cose da una posizione forse più neutra. Leggo giornalemtne il Blog di Beppe Grillo, per sentire senza censura le voci di tanti italiani esasperati, sicuramente parte di coloro che soffrono della situazione attuale, quella parte che dispone di un pc e naviga in rete. Comprendo le proteste e il desiderio di sfogo è giusto fare sentire la propria rabbia, all’inizio però per un paio di volte dopo bisogna passare ad azioni più incisive e sopratutto azioni che vadano e servano a risolvere il problema.

A me hanno insegnato che la politica la si fà o la si subisce, il primo diritto politico di ogni cittadino maggiorenne è ANDARE A VOTARE.

E per chi votiamo? mi direte voi. . . naturalmente daremo il nostro voto alla persona in cui abbiamo fiducia, che ci ha illustrato il suo programma e si è dichiarato disposto a rappresentare i suoi elettori in modo trasparente.

CARI ITALIANI SE NESSUNO DEI POLITICI ATTUALI VI ISPIRA FIDUCIA BISOGNA RIMBOCCARSI LE MANICHE E CERCARNE DEI NUOVI E QUESTA VOLTA CERCHIAMO ANCHE DI COOPERARE CON IL NOSTRO RAPPRESENTANTE.

Vi lascio con un provverbio tedesco

“Vertrauen ist gut, Kontrolle ist besser”

“La fiducia è una bella cosa il controllo è migliore”

buona giornata

Claudio

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Felix Italia

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In Italia non funziona quasi niente. In un paese dove la crisi è uno stato cronico la situazione non è mai stata peggio.

Così o simile scrivono i giornalisti in quasi tutti i giornali. I rifiuti à Napoli, la mafia, calciopoli, il traffico, l’inquinamento, la programma televisiva, Berlusconi, la disoccupazione, il parlamento a Roma. Si salvi chi può!

L’Italia – il paese peggiore del mondo? No! Che dovrebbero dire poi i francesi?
Gli Italiani non hanno il diritto di essere orgogliosi della propria abilità di soffrire. Dobbiamo lasciare ai Francesi quello che meritano. E senza dubbio sono loro che dovrebbero soffrire molto di più. Un esempio? Ve ne do tre!

Esempio uno: Il calcio. Certo. Calciopoli era uno choc e la violenza negli stadi è bruttissima. Però non essere triste fintantoché il difensore peggiore che ha mai giocato per la squadra azzurra è in grado di superare il migliore giocatore che ha mai giocato per la Francia.

Esempio due: I politici. Lo so. La maggioranza dei politici italiani è incapace e un gran parte di loro è criminale. Triste. Però: Preferireste Sarkozy?

Esempio tre: Le donne. Per tanto tempo in tutto il mondo gli uomini hanno sognato delle donne francesi. Adesso: Il presidente della Repubblica francese non è più in grado di trovare una ragazza francese adeguata. Deve prendere una Italiana. Che non prenderebbe nessuno di noi, dopo ha ammesso che non potrebbe mai essere fedele.

Felix Italia.

da Florian Fink, Monaco di Baviera.

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Il mio non è un grido d’allarme…ma di resa!.
Ho studiato, lottato per la formazione e per scalare posizioni! A tratti per ambizione ho anche incosapevolmente o poco consapevolmente alimentato il sistema… ma ho sempre amorevolmente offerto la mia opera indistintamente.

Ora mi arrendo!devo ammetterlo: in Italia e soprattutto in Campania paga solo il fankazzismo e le public-politic relations. Perchè dovrei continuare a formarmi se basta avere un appoggio per avere un incarico?? Potrei scrivere tanto e forse troppo, ma la casta dei fankazzisti politically appoggiati mi suggeriscono di star zitto e migliorare le mie frequentazioni politico-massoniche! D’altronde se parlo… verrei fagocitato dal sistema senza avere risultati tangibili!
Vi riporto un articolo del Corriere della Sera.
Leggetelo…ma non meravigliatevi di nulla!
Si parla di Vibo….ma la situazione presente in OGNI OSPEDALE D’ITALIA!!

Sono 153 i medici con la qualifica di «alta specializzazione»
Ospedale di Vibo: tutti primari

I numeri choc della struttura nota per la malasanità: all’Asl oltre 1.900 dipendenti
Amate il brivido? Venite a farvi ricoverare a Vibo Valentia. Dove c’è perfino un chirurgo che s’è fatto esentare dalla sala operatoria perché ha un debole per il vino ma è stato premiato lo stesso con l’«alta specializzazione». Concessa, dalla generosa Asl vibonese, alla bellezza di 153 medici. Oltre ai primariati di serie A, a quelli di serie B, alle direzioni varie… La più alta densità planetaria di luminari. La storia dell’ultimo anno, in realtà, dice qualcosa di diverso. Basti ricordare il caso di Federica Monteleone, la sedicenne morta dopo un blackout elettrico mentre era sotto i ferri per una banale appendicectomia. O quello di Eva Ruscio, l’altra ragazzina deceduta un mese fa dopo il ricovero per un ascesso alle tonsille. O ancora quello di Orazio Maccarone, il vecchio morto il giorno di Santo Stefano dopo quattro ore al pronto soccorso, ore che il figlio Michele ricorda per la difficoltà di parlare con certi medici dall’approccio «superficiale e strafottente».

Insomma: un ospedale inaccettabile in un Paese civile. Sgarrupato. Sporco. Come buona parte delle strutture sanitarie calabresi. Al punto di spingere la stessa Livia Turco a scendere la vigilia di Natale a Lametia Terme per incontrare i familiari delle vittime. E sono gli stessi medici (meglio: una parte dei medici) a denunciarlo. Come Michele Soriano, il primario di ortopedia che a metà ottobre mandò una lettera al presidente regionale: «L’ospedale è in coma». Colpa degli organici gonfiati. Dei direttori generali «addomesticati» via via «inviati da Catanzaro a sbarcare il lunario». Dei sindacati medici «lontani anni luce dalla gente che lavora ». Parole dure quanto quelle del direttore sanitario Pietro Schirripa, vicino al vescovo di Locri Giancarlo Bregantini: «Abbiamo almeno 400 esuberi nel settore amministrativo ». O ancora del neurologo Domenico Consoli: «Purtroppo la classe medica vibonese, con le debite eccezioni, non è libera. È debitrice verso gli elargitori di prebende di carriera». Il governatore Agazio Loiero ha promesso «piazza pulita». Le autorità hanno chiuso un po’ di reparti a rischio. Il comando regionale dei Carabinieri è stato allertato per 98 «documenti di rilevante interesse» e informato di 132 contestazioni disciplinari contro singoli dipendenti e ditte appaltatrici. L’attività di qualche sala operatoria è stata fermata per «mancanza di anestesisti».
NOTA SURREALE – Una nota (surreale) ha disposto che «il primario anestesista dovrà essere in servizio, anche come seconda unità, rispettando rigorosamente l’orario », come se non lo facesse mai. E da Roma dovrebbe arrivare oggi il prefetto Achille Serra, mandato a guidare una commissione d’inchiesta sulla sanità calabrese composta di persone in larghissima parte estranee alla Regione e alla politica locale. Politica toccata appena due giorni fa dall’ultima condanna: cinque anni a Giorgio Campisi, del-l’Udc, riconosciuto colpevole con Armando Crupi, già direttore generale dell’Azienda sanitaria, di un giro di tangenti che ruotava intorno all’appalto per il nuovo ospedale di Vibo Valentia. Un panorama da incubo. Tanto più che il «nuovo ospedale» era già stato promesso da un ventennio.

Di più: gli allora responsabili della Asl, Michelangelo Lupoi e Rodolfo Gianani, assicurarono nel 1999 al vostro cronista che di ospedali nuovi ne avevano in mente due: uno a Nicotera (a 40 chilometri di tornanti dall’autostrada) per farne «un “Gaslini” del Sud ed evitare i viaggi della speranza al Nord» e uno appunto a Vibo per un totale di cento miliardi di lire: «Anche noi come a Padova abbiamo previsto di metterci un anno e mezzo a costruirlo!», spiegava l’uno. «Un anno e mezzo!», gli faceva eco l’altro. Un decennio dopo, non è stata ancora posata la prima pietra. E non sono stati ancora chiuse le decrepite strutture ospedaliere di Vibo e Nicotera più quelle (un po’ di ricoveri, un po’ di day hospital, un po’ di ambulatori) di Soriano, Tropea, Serra San Bruno e Pizzo Calabro. Dove svetta immortale l’opera incompiuta più incompiuta del pianeta: un ospedale iniziato nel ’49 (l’anno del debutto a teatro del Quartetto Cetra) e mai aperto nonostante i premurosi amministratori avessero già comprato centinaia di scarpe per le infermiere da assumere. Scarpe col tacco alto, da spogliarellista. Sono ancora tutte lì, quelle sei strutture ospedaliere. Esattamente come 10 anni fa: sei per una provincia di 170 mila abitanti. Per questo Vibo è il posto giusto. Perché qui puoi vedere, in un contesto allucinante con radici nel passato che neppure le persone di buona volontà sono riuscite a cambiare, come sia stata stravolta la «nuova organizzazione dell’ospedale moderno ».

Ricordate? Si era detto: basta poltrone a vita, basta baronie, basta automatismi. D’ora in avanti, ai medici, solo incarichi a tempo da 3 a 5 anni. Premi in carriera e in denaro ai meritevoli. Valutazioni periodiche. Rimozione e retrocessione per gli scadenti. E massimo riconoscimento alle capacità professionali con l’introduzione di sei «fasce di responsabilità professionale».
TUTTI DIRIGENTI – Tutti «dirigenti», ma con peso crescente in base alla preparazione. Spiegare ogni fascia non ha senso. Basti dire che grossomodo le tre superiori sono: dirigente di struttura semplice (una specie di vice-primario), dirigente di struttura complessa (il primario di una volta), dirigente dipartimentale con incarichi direttivi. Cosa è successo, nel tempo? Che come in altri casi (si pensi ai 3.769 dirigenti ministeriali tutti benedetti con la valutazione «ottimo») i premi sono stati spartiti e distribuiti a pioggia. Per dare qualche soddisfazione. Per garantire un ritocco agli stipendi. Per consolare i depressi. Fatto sta che (anche per colpa del «caos valutativo», denuncia Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, il sindacato dei medici schematicamente considerato a destra che recentemente se l’è presa anche con le nomine dei direttori generali «amici» fatte da Giancarlo Galan) è successo un po’ ovunque. Dalla Lombardia alla Sicilia. Al Sud, però, in forme abnormi. Prendiamo appunto l’Asl di Vibo Valentia, dove secondo l’avvocato Giuseppe Pasquino, c’è nel mondo sanitario «un carrierismo sfrenato, sostenuto da politica e massoneria, che porta ai vertici più alti gente spesso incapace».

Sapete quanti sono i dipendenti? Oltre 1.900. Dei quali 386 medici (115 in ospedale, gli altri «fuori sul territorio»), 680 infermieri e tecnici (220 in ospedale, gli altri «fuori»), 140 ausiliari (16 in ospedale, gli altri «fuori»), 650 impiegati amministrativi e tecnici, dei quali solo 10 (dieci!) in ospedale. Il tutto per un totale di 200 letti e 191 ricoveri medi giornalieri. «Non è una Asl, è uno spezzatino — sorride Carlo Lusenti, segretario nazionale dell’Anaao —. Noi a Reggio Emilia, con lo stesso numero di persone, mandiamo avanti una struttura col quadruplo di letti, servizi d’avanguardia e professionisti di livello internazionale ». Anche a Vibo, sulla carta.

I numeri dell’Asl sono sfolgoranti: 40 primari, 85 dirigenti di strutture semplici e 153 medici ad «alta specializzazione ». Compresi molti che, allo stesso tempo, non possono esercitare perché hanno il certificato di inidoneità. Al dipartimento materno infantile ad esempio, tra medici e infermieri, sono circa la metà: il 45%. Ma che te ne fai di un ostetrico che non può assistere ai parti?
L’articolo, tratto dal Corriere della Sera del 14 gennaio 2008 è di Gian Antonio Stella

L’autore di questo post preferisce restare anonimo.

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Qualcuno ha le palle per rispondere?

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Vorrei chiedere ad ognuno di voi cosa pensa del problema che stiamo vivendo. Vorrei sapere se qualcuno di voi sa cosa sta succedendo e se sapreste proporre una soluzione. Parlo tutti i giorni di immondizia. Quasi la sogno di notte. Ne discuto in giro, su internet e la sensazione che ho è che la gente non è informata. Ma come è possibile che un ragazzo o una ragazza attorno ai 30 anni non ritenga necessario documentarsi in merito ad un problema che si sta “fottendo” il nostro futuro?

Proprio quella fascia di giovani che tra qualche anno sarà la classe dirigente, non ha la forza di sacrificare un pò del suo tempo per capire cosa sta succedendo e cosa bisognerebbe fare? E se uno di questi giovani tra qualche anno diventasse un politico? Sarebbe un altro di quegli analfabeti che rubano poltrone e soldi e affossano la nostra società!

Avete fatto qualcosa per capire? Perchè nessuno scende in piazza a gridare che ora di farla finita? Che è ora di comportarsi con dignità! Che è ora di cominciare a risolvere un problema che, se trascurato, segnerà anche il futuro dei nostri figli?

Avete qualcosa di meglio da fare? Avete forse vergogna di farvi vedere in giro a dimostrare per i vostri diritti? Avete forse paura che vi dicano, come dicono a me, che sono un comunista no global perchè mi sta a cuore il problema ambientale?

Saremo avvocati, medici, insegnanti, operatori ecologici o rispettabili signor nessuno, ma se non avremo il coraggio di scendere in piazza e di farci rispettati, allora avremo dimenticato di diventare degli uomini!

Siamo dei rammolliti incapaci. Abbiamo vergogna di denunciare gli abusi, di chiedere alle istituzioni che ci garantiscano almeno una vita dignitosa, di voltare lo sguardo a chi si arricchisce alle nostre spalle a chi viola le leggi e ce lo mette nel c….

Ma cosa siamo diventati? A 30 anni non abbiamo la forza di essere uomini! Eppure sappiamo diffondere idee false sul notro conto. Ci diamo meriti che non abbiamo, tentiamo di apparire forti quando non abbiamo neanche la forza di colpire il nostro carnefice.

Mi direte che c’è bisogno di “savoir faire”, di correttezza, che c’è bisogno di saper scendere a compromessi, che i problemi non si risolvono così… E poi, cosa penserebbe la gente se ci vedesse in giro ad urlare che vogliamo che leggi vengano rispettate!

Abbiamo deturpato la realtà e crediamo di essere nel giusto. Ho vergogna di essere un abitante della Campania, ho vergogna di essere contornato da gente a cui non interessa una vita dignitosa. Ho vergogna di raccontare a chi sta all’estero che siamo gente che vive nell’immondizia, perchè se poi provo a reclamare gli altri che diranno…

Antonio Di Tucci

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Futurismi

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Vedendo i trasportatori che bloccavano il traffico al casello di Napoli, lo scorso Dicembre e pensando alle conseguenze che questi hanno prodotto, pensavo a quanto siamo legati l’uno all’altro e quanto il nostro equilibrio sia fragile. Sembra che nessuno se ne accorga, il sistema ci dice di consumare, di non pensare al futuro perchè il futuro sarà roseo e pieno di belle cose. Eppure basta uno sciopero per svelarci un pò di quello che ci aspetta. Questa volta la colpa è stata degli autotrasportatori che non volendo “regole uguali per tutti”, hanno messo in ginocchio il paese. Ma domani potrebbe essere altro. Pensate ad un rincaro insostenibile della benzina. Allora non sarà più una pausa temporanea, ma saremo tutti costretti a fare i conti col futuro. Sarò un pò “catastrofista”, ma conosco anche qualche legge economica elementare. L’aumento della domanda di un bene, ne fa aumentare il prezzo. La benzina non ricresce. Una volta consumata non si può più produrre. Questo fa si che ad un aumento della domanda di benzina (Cina e India) i signori del petrolio aumenteranno il prezzo, perchè chi più ha bisogno più paga. Quando questi aumenti saranno insostenibili per i meno abbienti, cosa succederà? E ricordate che il petrolio non serve solo a far camminare le macchine, serve a scaldare, a fare elettricità a tenere aperte le aziende, a farci arrivare i medicinali…. serve a tutto, o quasi.

Lo stesso giorno poi, leggendo un giornale, ho visto una foto di un ghiacciaio, in Svizzera, quasi asciutto ed ho pensato a quest’altro tipo di interrelazioni, quelle con la natura. Immagino alla nostra necessità di acqua e ai ghiacciai che si stanno asciugando. Molti scenziati dicono di no, che il problema clima non esiste, ma i ghiacciai stanno morendo. Questo è certo e penso a quando un giorno, come con la benzina sarà con l’acqua….

Il nuovo anno è cominciato, voglio evitare slanci catastrofici e vi risparmio il resto….voi però quando aprite un rubinetto, pensate che ciò che usate con distrazione, per qualcuno è la vita. Quanti di voi tengono il rubinetto aperto mentre si spazzolano i denti? E’ dimostrato che l’acqua sprecata da una persona in un anno mentre si lava i denti, potrebbe risolvere il 30 % dei problemi di sete, per un altra persona, nello stesso anno….

La nostra vita dipende da una fitta rete di interrelazioni (per lo più pensate male), che per nessun motivo può interrompersi, perchè nessuno ha un piano B.
“Il presente è un invenzione”, dice Ian Chambers e il futuro quindi dipende dalla nostra creatività e dalla nostra intelligenza.

Buon Anno nuovo a tutti!

Antonio Di Tucci

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