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Archive for aprile 2008

Televisione e castigo

Sarebbe necessario fare il primo passo. E’ molto difficile lo so, ma è solo un tasto, un piccolo tasto. Dopo averlo premuto vi si apriranno davanti milioni di strade che fino ad ora non potevate vedere, perchè distratti. E’ necessario, dovete spegnere la televisione. Per sempre. E se proprio non ce la fate, almeno razionalizzatene l’uso. Imponetevi di vedere solo tg, programmi di approfondimento e qualche volta, se proprio fuori piove e fa freddo o per un pizzico di relax, qualche film. Ma nient’altro.

Quando ho smesso di guardarla, circa 15 anni fa, non l’ho fatto per scelta. Semplicemente mi annoiava. Ed oggi ne sono felice come non potete immaginare. Guardare la televisione oggi, significa prestarsi ad un processo di impoverimento intellettuale ed intellettivo degaradante.

Permettere ai vostri ragazzi di guardare programmi della de filippi, il grande fratello e tutta quella roba, tossica per il cervello, è un reato che andrebbe punito. Bisognerebbe denunciarvi al telefono azzurro! La domanda che tutti si pongono è: come fare? Non è semplice disabituarsi, la cosa richiede impegno. Ma se siete di quelli che di impegni ne vogliono pochi, lasciate stare, anzi non leggete più neanche questo blog, non vi servirebbe a nulla.

Non prendetemi per pazzo, anche se so che l’avete già fatto. Non guardare più la televisione non è una scelta insensata, da anarchico in carriera. E’ una necessità. Non potrei mai chiedervi di non guardare una televisione che fosse sana. Se vivessimo in qualsiasi altro paese d’europa non ve lo chiederi mai, ma questa televisione che ci viene offerta è dannosa, perchè diffusore di false coscienze.

In un’intervista a Pierpaolo Pasolini, Enzo Biagi diceva che la televisione non è tutta cattiva. Può servire a far crescere, a fare compagnia, a far conoscere, a chi è lontano, nuove correnti di pensiero, nuovi stili di vita. Erano gli anni ’70 ed aveva ragione. Ma da allora il modo di fare informazione è cambiato. Al punto che anche Biagi, con il famoso editto bulgaro di Berlusconi, veniva cacciato da quella televisione, a cui aveva dato un impronta ed un indirizzo importante.

Oggi ci stanno fottendo le menti. Non siamo più in grado di capire quello che è vero e quello che è falso: non ce lo permettono più. Ci riempiono la testa di messaggi di acquisto, ci dicono che la vita è facile, ci offrono verità truccate. Lo sanno che documentarsi è “difficile” e ci riempiono la testa di idee sbagliate, influenzano l’opinione pubblica, creano gruppi di mostri, buoni solo a comprare ed a ripetere le sciocchezze che diffondono.

Se state pensando che esagero, allora non posso farci niente. Siete già troppo immersi nel sistema. Continuate a guardare le vostre televisioni, perché c’è qualcun’altro che sta pensando per voi.

Antonio Di Tucci

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L’italiano è come un canarino in gabbia. La libertà gli fa paura. E’ abituato a non sapere la verità sulla morte di Borsellino. Sull’Italicus e su Piazza Fontana. Sul G8 di Genova e sugli inceneritori. Vuole credere con tutte le sue forze che il pluri presidente del Consiglio Andreotti sia prosciolto e non prescritto per mafia.

L’italiano televisivo immagina un nuovo Parlamento fatto da brave persone. Non da condannati e rinviati a giudizio. Chi controlla l’informazione vince, chi la subisce perde. Un mondo virtuale diventa realtà, dei delinquenti diventano senatori e deputati. E’ tutto vero, è tutto falso. Chi grida di più, la vacca è sua.

Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo.

Il 25 aprile possiamo cambiare il Paese. Abbiamo il dovere di farlo per i nostri figli e per la nostra coscienza.

La libertà di informazione non può fare sconti. Tre referendum per una libera informazione in un libero Stato:

1) abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini;

2) cancellazione del finanziamento pubblico di un miliardo di euro all’anno all’editoria;

3) abolizione della legge Gasparri e al duopolio Partiti-Mediaset (tra poco Mediaset-Mediaset).

In 400 città italiane si raccoglieranno le firme, in decine di città straniere si farà informazione sul controllo dei media in Italia. Musica, biciclette, festa e segni di pace. Un nuovo Rinascimento. Dopo tanta merda, per l’Italia è un atto dovuto.

Tratto dal Blog di Beppe Grillo, post del 23 Aprile

IN ZONA SI PUO’ FIRMARE: ad Alife, a Piedimonte Matese, a Telese Terme, a Vairano Patenora

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Se dovessi scegliere un posto da dove far rinascere il Matese sceglierei San Potito Sannitico. Un comune di pochi abitanti che fa scelte importanti, da grande centro d’avanguardia. Un comune di scelte geniali e soprattutto sostenibili. Sarà la gente, sarà l’aria, sarà l’acqua (come si dice per il caffè napoletano), eppure San Potito sta sostenendo un modello di crescita che può fare da esempio a tutto il Matese. Sta puntanto sulla qualità, sulle avanguardie.

Come scriveva il sociologo Tonino Perna […] i parchi se vogliono sopravvivere all’accerchiamento devono diventare delle avanguardie, dei punti di riferimento socio amnientali, dei laboratori per un futuro sostenibile, devono trasformarsi in soggetti politici capaci di costruire progetti locali di validità globale […]. E questo sembra che a San Potito l’abbiano capito bene.

Una politica energetica volta all’autosostenibilità, con progetti di investimento in energie alternative, politiche ambientali dirette alla qualità totale, con il tentativo di aderire a città slow, la rete internazionale delle città del buon vivere ed alla carta di Aalborg, la carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile. E poi la volontà concreta di diventare un’avanguardia, di diventare modello di sviluppo per l’area matesina, con incontri, seminari e, per il prossimo autunno, la creazione di una scuola di alta formazione per il turismo, in collaborazione con L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.

E sempre per restare in tema di diffusione della cultura, da domani, 22 Aprile, per tre giorni alle 16,00, all’Ecomuseo di San Potito Sannitico, in collaborazione con l’ Università degli Studi di Napoli Federico II e l’ Istituto Italiano per gli studi Filosofici di Napoli, la professoressa Annunziata Berrino terrà un seminario sul turismo rurale nel sud dell’Italia.

E’ importante questa scelta che San Potito ha fatto, per porsi come precursore di una politica sociale culturale e ambientale che dovrà diventare modello di sviluppo per tutto il Parco, se non vogliamo rinunciare ad un’opportunità che si pone come ultima ed inesorabile.

Antonio Di Tucci

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Siamo tutti collegati

La cooperazione internazionale per risolvere i problemi della fame e della povertà nel mondo, iniziava 40 anni fa. Una lunga evoluzione, qualche risultato, poi la globalizzazione. Quando ci si accorse che ci stavano globalizzando si parlò di una conquista importante. E così doveva essere. Alzare la soglia minima di reddito dei cittadini del terzo mondo, garantire l’accesso all’acqua potabile almeno alla metà dei 2,5 MILIARDI di persone che non godono di questo privilegio, scolarizzare le popolazioni rimaste indietro.

Una nuvola di polvere gigante! Tutto è riamasto così com’era. Qualche risultato forse negli anni ’90, quando si capì la vera strada della cooperazione allo sviluppo, quella della prevalenza delle necessità sociali, su quelle economiche. Ma anche quei risultati sono morti e sepolti.

La crisi economica internazionale, iniziata negli Stati Uniti con il caso dei mutui “subprime”, espansa poi all’Europa ed all’Asia, unita alla crisi energetica ci ha ricordato i nostri limiti. Ci ha ricordato che siamo tutti collegati, che siamo tutti globalizzati, che un battito d’ali di una farfalla a Singapore, genera uragani nel New Mexico.

Il nostro bisogno di energia ci ha ribadito che il denaro conta, l’uomo no. Come energia alternativa negli USA si produce Mais, da cui a sua volta si produce bio-etanolo che serve a fare i pieni delle macchine dei cittadini americani. Sembra un’idea sensazionale e invece è l’apice della crisi. E’ un crimine contro l’umanità.

E’ da qui che si comincia dicono gli esperti. La domanda di mais è aumentata in modo spropositato. I prezzi sono alle stelle. Il riso è aumentato del 54% in due mesi, i cereali dell’84% in quattro mesi. Il prezzo dei trasporti aumenta in modo vertiginoso, il dollaro costa 105 dollari al barile.

Per le popolazioni che soffrono la fame, che basano la loro alimentazione sui cereali, questo è un dramma. Questo significa morire di fame, significa mandare all’aria 40 anni di cooperazione allo sviluppo. E tutto questo perchè l’economia non può frenare. Perchè le macchine non si possono fermare.

Con l’equivalente di un pieno di un SUV con bio-etanolo derivato dal mais, un essere umano può mangaire un’anno intero. Questo dovrebbe farci riflettere e capire che forse è il momento di iniziare a frenare.

Antonio Di Tucci

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Spunti di riflessione

Dura 38 secondi questo video e merita di essere visto. Ma visto a fondo, come mia mamma ha fatto con uccelli di rovo e mia nonna faceva con la puntata chiave delle telenovelas spagnole.

La verità in termini assoluti non esiste si sa. Eppure se penso a qualcosa che in questo momento le si avvicina, questo video è perfettamente aderente a ciò che immagino. Non siate disfattisti, non limitate i vostri giudizi al “questo è depresso” o “questo è palloso”o peggio “questo è ComunistaAnarchicoInsurrezionalista”. Provate a fondervi il cervello dopo averlo visto, e scrivete quello che ne pensate.

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L’Italia che cambia

Ci sarebbero migliaia di cose da dire, di riflessioni da fare. Ma la prima, che a caldo mi viene in mente, è che si cambia assetto, non solo politico, ma socio-culturale.

L’Italia che ha vinto oggi, votando Berlusconi, è l’Italia del falso in bilancio depenalizzato, l’Italia che definisce i mafiosi “eroi”, L’Italia del ponte sullo stretto, del monopolio dell’informazione, del sud povero e del nord ricco. L’Italia dell’ uomo che si fa da se (con i soldi degli altri, ma da se). E’ un’Italia che calunnia gli avversari, che mette al bando intellettuali e uomini di pensiero (contrario). Dobbiamo fare i conti con questa nuova Italia che si fa spazio e che ci regalerà altri 5 anni di riforme forti, di leggi difficili da mandare giù, di televisioni e giornali sempre più pregni di verità corrotte.

Io con questa Italia non c’entro niente. In mezzo a questa gente mi sento un alieno e credo e spero che anche questi mi considerino tale.

Non riesco a fare altro che guardare con rammarico a questa società, di cui davvero non mi sento più parte.

I sound my barbaric yawp over the roofs of the world. (W.Withman)

Antonio Di Tucci

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